Senti che urla

Senti che urla - Quando i genitori litigano

  • articolo a cura della Dott.ssa Tania Brandolini

Il libro “Senti che urla!-Quando i genitori litigano”, scritto da Anna Coppola De Vanna e Ilaria De Vanna (Edizioni La Meridiana, 2005) esplora il tema di conflitti e, nello specifico, di quelli che si svolgono in ambito familiare.

Senti che urla - Quando i genitori litigano

Le Autrici, ben consapevoli che il conflitto rappresenta per molte persone una sorta di male assoluto da evitare o reprimere in quanto evento distruttivo e violento, sgomberano sin dalle prime righe il campo dall’equivoco e dal pregiudizio sottesi a questo argomento: il conflitto non è (non deve essere) sempre sinonimo di guerra, ma conseguenza dell’incontro-scontro tra persone che interagiscono, ciascuna secondo i propri sentimenti e convincimenti, nei diversi ambiti della vita quotidiana. In questa prospettiva, la relazione con gli altri diventa essenza stessa di conflitto, inteso come espressione del diverso modo di vivere ed esprimere le emozioni di cui siamo portatori.

Se il conflitto è parte della complessità delle relazioni, evitarlo o negarlo è inutile: piuttosto, diventa fondamentale apprendere gli strumenti per riconoscerlo, viverlo e gestirlo o, per usare le parole delle Autrici, “imparare a starci dentro”.

Questa regola, valida in ogni ambito della vita, è destinata a trovare in famiglia la sua primissima e, forse, più importante applicazione. Il conflitto familiare assume però una valenza peculiare quando esce dall’ambito fisiologico dei rapporti genitori-figli e coinvolge una coppia in fase di separazione. In tale circostanza può infatti accadere che il dolore, il senso di frustrazione e di rabbia verso l’altro coniuge siano tali da manifestarsi con grida incessanti o silenzi assordanti che i figli non soltanto percepiscono, ma spesso subiscono, restandone travolti. Le Autrici mostrano, anche attraverso la presentazione di scene di vita familiare, come i figli vivono – a seconda dell’età –  il conflitto incontrollato tra i genitori e quali effetti esso comporti sul modo in cui i bambini imparano a costruire e vivere le relazioni interpersonali.

Attraverso semplici ma indispensabili suggerimenti i genitori vengono invitati dalle Autrici a vivere il conflitto non come cristallizzazione di un comportamento negativo verso l’altro (in questo senso si parla di “conflitto distruttivo”, contrapposto a quello costruttivo), ma in quanto espressione massima della propria libertà decisionale, come volontà di ricostruire una  nuova  relazione dopo la fine di quella precedente, fondata su diversi presupposti, ma sempre orientata a esercitare insieme il ruolo di genitori.  

Uno sguardo particolare viene infine rivolto a coloro che, per motivi professionali, si trovano a gestire i conflitti familiari e a fornire aiuto per risolverli: il ruolo del mediatore consiste nel “finalizzare il conflitto”, mostrando alle parti che esistono modalità diverse di vivere la relazione con l’altro e punti di vista fino a quel momento inesplorati. Il vantaggio di tale passaggio è duplice, poiché permette ai genitori in mediazione non soltanto di rivalutare quello specifico conflitto, ma anche di appropriarsi di strumenti risolutivi applicabili altrove.

Dott.ssa Tania Brandolini
Psicologa Pavia

 

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Ultima modifica: 24/05/2016

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